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Perle per fidanzati e sposi

Le perle sono preziose, se naturali, e sono generalmente molto apprezzate dalle donne perché possono essere sobrie o molto appariscenti e quindi incontrano il gusto di molte. Ma si possono indossare il giorno delle nozze? Possono essere la protagoniste di un anello di fidanzamento?

Una certa tradizione popolare le sconsiglia, soprattutto il giorno del matrimonio, perché “portatrici di lacrime”, ma non tutte sono superstiziose, e allora nulla vieta di indossarle al collo o alle orecchie: il classico girocollo di perle è da sempre un must di sobria eleganza. Gioielli più importanti, come il collare a tre o più fili, la treccia o la collana graduata, sono invece riservati ai matrimoni di rango.

In molti luoghi del mondo un filo di perle stretto girocollo è il classico dono che i genitori fanno alla figlia quando diventa maggiorenne; un altro filo un po’ più lungo quando si sposa; e un altro ancora ogni volta che diventa mamma. E’ una tradizione antica, che spiega l’origine delle collane multifilo; in passato era un piccolo patrimonio che la donna poteva gestire da sola nei momenti di crisi, e che non entrava nella dote gestita totalmente dal marito.

La perla è un perfetto e sin dall’antichità classico  anello di fidanzamento; montata da sola su una fedina d’oro bianco, magari accompagnata da due mini diamanti ai lati, secondo gli antichi testi è il simbolo della sublimazione dell’amore e del senso della vita umana.

Il filo di perle è un gioiello classico della sposa, simbolo di eleganza e di stile, specie da quando Jacqueline Bouvier lo indossò nel giorno del suo matrimonio con John F. Kennedy, ed è tra i pochi gioielli permessi il giorno delle nozze, che si è sempre portato nonostante la credenza che le perle portino lacrime… forse con ragione, ma di gioia!

Per capire da dove arriva questa leggenda, occorre tornare a Venezia, dove le perle rappresentavano l’ornamento più ambito dalle spose (ecco da dove “lacrime di gioia”) che si ornavano il capo con coroncine intrecciate di perle e la scollatura, con un’ostentazione tanto sfrenata da preoccupare il Senato. Nel XV e nel XVI secolo si decretarono addirittura leggi per contenere il lusso e si stabilì fosse concesso un solo vezzo alle spose, dal giorno del matrimonio fino allo scadere del primo anno di nozze. Nel Settecento una delle cerimonie del matrimonio riguardava “l’esibizione delle perle”: qualche giorno prima delle nozze la madre dello sposo, o la parente più stretta, presentava alla sposa il vezzo di perle che lei avrebbe dovuto portare per un anno intero. Chi non poteva permettersi di comperare questo “indispensabile” ornamento, lo affittava per un anno, anche se il nolo era carissimo (ecco da dove “lacrime di dolore”) in modo che per le nozze l’onore della famiglia fosse salvo.

Quindi, se amate le perle e ve le regalano, bisogna imparare come curarle! Le perle tenute al buio e al chiuso muoiono, diventano gialle e si crepano. Conservatele quindi in contenitori trasparenti (scatolette di vetro o cristallo) per far prendere loro luce, ma soprattutto indossatele spesso a contatto della pelle per mantenerle vive.

Se montate su anelli o orecchini, fateci anche il bagno in mare; per le collane occorre più attenzione perché se il filo in cui le perle sono infilate non è di nylon, rischia di macerare e rompersi. Le collane di perle, soprattutto se usate spesso, andrebbero fatte ri-infilare ogni 10 anni; il filo tende a consumarsi e rompersi, soprattutto vicino alla chiusura. Pulitele sfregandole con un panno morbido ogni volta che le riponete. Non mettetele mai in portagioielli mescolate insieme a monili con pietre dure; le perle si graffiano, sono sensibili.
Non truccatevi mai con perle addosso; rischiereste di corroderle con spruzzi di profumo o lacca.

Non maneggiate mai limoni o aceto con anelli o bracciali di perle addosso; rischiate di scioglierle.

Se sono montate su oro molto sporco (magari una vecchia spilla della nonna, o un anello, o orecchini), immergetele per poco in acqua tiepidissima in cui sia stato aggiunto un pizzichino di sale e uno spruzzo di sapone neutro. Spazzolate con spazzolino morbidissimo, sciacquate e fate asciugare all’aria.

E infine, qualche dritta per riconoscere le perle naturali da quelle finte: le perle naturali, quelle nate grazie al casuale ingresso di un granello di sabbia all’intero dell’ostrica, hanno prezzi molto alti. La perla coltivata è vera a tutti gli effetti, e varia il valore a seconda della perfezione della forma e del colore. La perla scaramazza (o barocca), è una perla vera che ha però una forma irregolare. Fra le perle vere le più preziose, perché rare data la “cagionevolezza” delle ostriche che naturalmente le producono, sono le perle nere. Le perle di fiume sono vere ma molto meno pregiate di quelle di mare, e vengono prodotte da un mitilo d’acqua dolce.

Le perle di Majorca sono sintetiche, un composto di scaglie di pesce, resina acrilica e cellulosa in cui vengono tuffate perline di vetro. Quindi non sono assolutamente perle vere, ma lo sembrano e spesso hanno costi elevati. Le perle decisamente finte invece sono fatte o in plastica o pasta di vetro, o sono palline di vetro ricoperte da uno o più strati di “essenza di perla”, una sottile lacca liquida a base di madreperla.

Per questo per vedere se una perla è autentica la si morde: i denti possono far saltare via la lacca, come uno smalto da unghie. E infine una curiosità: per vedere se le perle sono vere o no, i periti esperti le sottopongono a radiografie. Più piccolo sarà il nucleo scuro centrale (il briciolino di sabbia che dà origine alla perla naturale, o il minuscolo pallino di madreperla che viene immesso nell’ostrica per le perle coltivate), più la perla avrà valore.